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Identità caronese
Momenti
d'altri tempi, fatti epici, episodi di vita vissuta,
leggende, brevi racconti dalle terre caronesi.
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Alcuni uomini hanno segnato la
storia recente e antica di Caronia,
a partire dalla leggendaria
fondazione di Kàle Acte compiuta da Ducezio fino, in maniera meno
epica, ai nostri giorni.
Ad altri uomini ha dato
semplicemente i natali o ha dato dimora, anche per un breve periodo
ma sufficiente a lasciare un segno.
Molto spesso dimenticati o del
tutto sconosciuti alle nuove generazioni ma significativi per il
lustro e la storia della borgata marinara e per Caronia, pare
opportuno incamminarsi in una ricerca che possa indicare con
ragionevole certezza storica uomini, donne ed eventi che hanno
caratterizzato il nostro territorio, dandone spesso lustro. |
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questa pagina web è un
Forum permanente su
identità e territorio
del Comune di Caronia.
Chiunque volesse
contribuire con le
proprie ricerche, non
esiti a contattarmi all'email
marcodibella@libero.it
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Società Operaia
"Uguaglianza" |
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Il condottiero siculo Ducezio,
fondatore di Kàle Acte |
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Secondo alcuni studiosi originario di Nea
(attuale Noto), da altri ritenuto originario di Menai
(odierna Mineo), in contrasto con le fonti storiche che
attesterebbero essere questa città da lui stesso
fondata; da altri ancora di Novara di Sicilia; il
dibattito tra gli studiosi in merito alla sua patria non
è ancora del tutto esaurito.
Ducezio fu uomo abile e attivissimo, e
seppe sfruttare potentemente queste sue qualità a favore
della sua gente di cui era capo e alla quale riuscì ad
infondere sentimenti di alto patriottismo e di coscienza
sociale.
Prime imprese di Ducezio furono la
valorizzazione di Menai e la conquista di Morgantina.
Nei pressi di Menai, alle sponde di un laghetto, vi era
l’antico santuario dedicato agli dei
Palici,
figli di
Adranos,
e da lungo tempo in venerazione dai Siculi i quali
vedevano nel lago le acque sussultare come se
bollissero.
Vedi anche “I Misteri in Sicilia”.
Presso questo santuario Ducezio fondò la
città di
Palikè
(zona archeologica di
Rocchicella
presso Mineo-Palagonia) che doveva essere la capitale
dello stato, dominante la fertile piana di Mineo, la
quale avrebbe dato abbondanti risorse alla numerosa
popolazione.
Fondata questa città e avendola
circondata di mura, divise il territorio circostante in
appezzamenti uguali e li sorteggiò tra coloro che
vennero ad abitarvi. (Recenti studi sostengono che
Ducezio sia stato il fondatore dell’antica Trinacria).
Dopo quest’opera Ducezio, con il suo
numeroso esercito, si impadronì di Etna (cioè Catania) e
dopo questa conquista rivolse le sue mire verso l’agrigentino
e pose l’assedio a Motion. Contro di lui la città di
Agrigento chiese l’aiuto di Siracusa la quale inviò il
suo esercito. Ducezio lasciò parte dei suoi soldati
all’assedio di Motion e rivolse l’attacco contro i
Siracusani. Questi erano comandati da un certo Boleon e
da un certo Faillo. Ducezio riuscì a sconfiggerli e i
due comandanti dei Siracusani furono sottoposti a
processo e, risultati colpevoli, furono giustiziati.
La città di Motion fu espugnata nel 459
a. C. non passò però molto tempo che un nuovo, forte
esercito di Siracusa unito a quello di Agrigento,
assaltò quello di Ducezio. Nella cruenta battaglia che
ne seguì in località Nome i Siculi furono sconfitti;
molti morirono, altri fuggirono in alture ben difese,
tanto che gli avversari rinunziarono a inseguirli.
Ducezio venne fatto prigioniero e mandato in esilio a
Corinto.
Avendo perduto la guerra i Siculi
perdettero la Piana di Catania con Morgantina, Menai e
Inessa che passarono a Siracusa, mentre Motion fu
ripresa da Agrigento. I Siculi rimanevano indipendenti
nella parte settentrionale della Sicilia ovvero sulla
valle superiore del Simeto e sui Nebrodi. Ducezio, dopo
tre anni di esilio a Corinto, fuggì e fece ritorno in
Sicilia. Qui si diede a costruire una nuova città nella
parte settentrionale dell’Isola a cui diede il nome di
“Bella Spiaggia”, il che indica che tale era costruita
in riva la mare, odierna Caronia sul Tirreno. Fu la sua
ultima opera, poiché ammalatosi si spense di morte
naturale nell’anno 440 a. C..
(Tratto da Storia di Sicilia di
Antonino Iacono ed. Boemi) |
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Cecilio di Calacte |
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Nato in Sicilia
nel 50 a.C.. Originariamente chiamato Arcagato, schiavo poi liberto,
autore di un Lessico, di lavori storici, di un’Ars retorica e di
altre opere retoriche in cui predica il ritorno dell’arte classica. |
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San Benedetto il Moro |
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Appare opportuno
approfondire e rivalutare la presenza di San Benedetto il Moro nel
territorio di Caronia, presso il romitorio di Santa Domenica che lì
si ergeva e che gli diede conforto e ospitalità nei primi mesi di
eremitaggio del santo, poi trasferitosi sul Monte Pellegrino, a
Palermo. Ulteriore valido esempio di territorio votato alla
contemplazione metafisica, alla meditazione ascetica e, in genere,
alla riflessione introspettiva e all'incontro con Dio. |
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Benedetto
nacque nel 1526 a San Fratello (ME) da genitori oriundi d’Etiopia,
schiavi di un certo Vincenzo Manasseri. Nel lavoro umile dei campi, il giovane Benedetto, maturò la sua
vocazione al servizio di Dio, alla libertà interiore. A vent’anni, dopo aver venduto ogni cosa, seguì Girolamo Lanza nel
vicino romitorio di Santa Domenica a Caronia. Poi nel bosco
della Mancusa sopra le colline di Giardinello. Esiste ancora in
quella zona il fabbricato dove S. Benedetto visse e nella Chiesa
Madre di Giardinello oggi c’è una bellissima vetrata in suo onore. Dopo diversi spostamenti da un romitorio all’altro, trovò finalmente
rifugio sul monte Pellegrino. Sin dal 1550, papa Giulio III aveva,
infatti, autorizzato un gruppo di frati a dar vita ad una comunità
francescana sul monte che sovrasta Palermo, conducendo come Santa
Rosalia una vita eremitica. Nel 1562 un decreto di Papa Pio IV,
ordinava agli eremiti di lasciare i romitori per entrare in qualcuno
degli Ordini religiosi. Benedetto, dopo lunga preghiera scelse i francescani di S. Maria di
Gesù, dove rimase fino alla sua morte nel 1589. Un giorno Benedetto pensò di costruirsi una piccola cella sulle alte
pendici del monte Grifone. Ivi trascorreva gran parte del giorno e
talora più giorni, attendendo all’esercizio dell’orazione e della
penitenza. Accanto alla cella, un albero di cipresso da lui
piantato, dopo quattro secoli, resiste ancora». Dall’alto del romitorio, una magnifica vista sulla città, sul mare e
su Monte Pellegrino, luogo amato e venerato dai cittadini
palermitani perché conserva le spoglie di S. Rosalia. Singolare posizione dei due Patroni della città: uno di fronte
all’altro…con in mezzo la città degli uomini. |
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La conversione di
San Benedetto |
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Alla scuola dei
suoi genitori, cattolici, molto pii e caritatevoli, Benedetto
crebbe adorno di virtù, e fin dall’infanzia fece presagire
quello che sarebbe stato da grande.
I biografi descrivono la sua fanciullezza aliena dai giuochi
puerili; attendeva molto alla pietà; il suo cuore era ardente di
amore verso Dio e la sua Madre Santissima.
Giunto all’età della ragione cominciò a recarsi alla S. Messa,
riceveva frequentemente la SS. Eucaristia, ascoltava le
istruzioni dei sacerdoti del paese, apprese ad amare Dio a fare
del bene al prossimo.
Fin da ragazzo aveva grande devozione verso Gesù Crocifisso,
meditava sulla passione del Figlio di Dio e si mortificava con
digiuni e cilizi.
Benedetto era fortemente attratto dalla preghiera e spesso lo si
trovava rapito in contemplazione ed estasi.
Il suo desiderio era di consacrarsi al servizio del Signore Gesù.
Presto fu esaudito. Vicino San Fratello vi era un santo eremita,
si chiamava Girolamo Lanza, uomo nobile e ricco. Aveva lasciato
famiglia e ricchezze per consacrarsi al Signore. Viveva
nell’eremo di Santa Domenica, vicino a san Fratello.Un giorno incontrando Benedetto lo invitò dicendogli; “Benedetto
cosa fai? Vendi i buoi e vieni”.
Benedetto aveva 21 anni, in quell’invito sentì la voce di Gesù
che lo chiamava. Comunicò ai suoi genitori la sua decisione,
vendette i buoi, distribuì il denaro ai poveri e andò dal servo
di Dio Girolamo Lanza. I genitori si rammaricarono, ma non
ostacolarono la vocazione del figlio e lo lasciarono andare.
A circa ventanni l’incontro con un eremita francescano, di nome
Girolamo Lanza segnò una svolta nella sua esistenza. Benedetto
si unì a lui per condurre nella solitudine una vita di preghiera
e di austerità nell’eremo di Santa Domenica nei pressi di
Caronia alla ricerca del volto di Dio e della sua intimità
nell’ascolto della sua voce.
La vita eremitica, nel 1550, era stata permessa dal Papa Giulio
III, i religiosi che l’abbracciavano, oltre alla regola di S.
Francesco d’Assisi dovevano osservare un quarto voto, cioè di
condurre una vita quaresimale, digiunando tre volte la settimana
e vivendo in solitudine e in preghiera.
Benedetto in quel genere di vita crebbe talmente in grazia e
perfezione, da superare tutti gli altri del medesimo romitorio.
Osservava il digiuno in modo così rigido da mangiare solo pane
ed erbe, una volta al giorno, quanto era necessario per
sopravvivere.
Macerava il suo corpo con cruente flagellazioni e asprissimi
cilizi; dormiva sulla nuda terra per breve tempo; i suoi giorni
e tutte le notti passava in continua contemplazione e preghiera.
Il profumo delle sue virtù non poteva più nascondersi, e i
cittadini di Baronia, di Santa Domenica e della stessa San
Fratello accorrevano al romitorio dove questi santi religiosi
trascorrevano la vita in penitenza; ma andavano soprattutto da
Benedetto che tra loro si distingueva.
A lui i fedeli ricorrevano per raccomandarsi alle sue preghiere,
che non solo venivano esaudite, ma spesso erano accompagnate da
veri e propri miracoli.
Presto si aggiunsero ai due eremiti altri giovani desiderosi di
condividere la loro esperienza. Il gruppo, per la vita che
conduceva, divenne popolare al punto che fu costretto a cambiare
luogo, non potendo più compiere le loro discipline in
tranquillità.spostandosi da Caronia alla valle del Platani nell’agrigentino,
alla Mancusa tra Carini e Partinico e quindi a Marineo in
provincia di Palermo e finalmente sul monte Pellegrino già caro
a santa Rosalia. Frattanto Benedetto era divenuto capo del
gruppo di eremiti.
Infatti, alla morte del pio eremita Girolamo Lanza, tutti gli
eremiti decisero che solo Benedetto era degno di essere eletto
Superiore. Malgrado Benedetto cercasse di evitare tale incarico,
adducendo la ragione che era analfabeta e peccatore, tuttavia i
confratelli eremiti con insistenza lo costrinsero ad accettare.
Dopo 17 anni di vita eremitica, durante i quali si era distinto
per pietà, rigore, disciplina e santità, una lettera del
Cardinale Rodolfo del Carpio, Protettore dell’Ordine dei Frati
Minori, comandava che tutti gli eremiti dovevano ritirarsi in un
Ordine Francescano, o dai Frati Minori o dai Frati Cappuccini.
Pertanto venivano dispensati dal quarto voto quadragesimale e
potevano essere accolti nell’ordine prescelto come veri e propri
religiosi.
Tutti gli eremiti ubbidirono e Benedetto aveva in animo di
entrare nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Riflettendo però volle raccogliersi in preghiera per chiedere
alla Vergine Santa quale decisione doveva prendere. Si recò alla
cattedrale di Palermo e dinanzi all’altare della Madonna pregò a
lungo. La Vergine Santa, con un triplice segno, gli manifestò
che volontà del suo Figlio Divino era quella d’entrare
nell’Ordine dei Frati Minori. |
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Aquila Filippo (Marina di
Caronia, 1896 - Palermo,
1986) |
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Dall’età di 4 anni e per tutta la vita visse a Palermo. Vi frequentò
il qualificato Istituto Vittorino da Feltre e, dopo, il Regio Liceo
Giuseppe Garibaldi, per laurearsi quindi nella Facoltà di Giurisprudenza
dell’Università di Palermo. Dopo aver preso parte, a Messina, al
Corso per i “Volontari di un Anno”, dove è commilitone e si lega
d’amicizia al Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nel corso della
Prima Guerra Mondiale, è inviato al fronte come Ufficiale di Artiglieria
di Complemento e vi parteciperà, per tutta la sua durata, impegnandosi
nei combattimenti sul Carso, sul Monte Tomba e sul Monte Grappa e
guadagnando una Croce di Guerra al V. M. Rientrato a Palermo
intraprenderà l’attività professionale e sposerà Elena Barocchiere,
dalla quale avrà tre figli : due maschi ed una femmina. Poco prima
dell’esplosione della Seconda Guerra Mondiale viene chiamato ancora una
volta alle Armi con il grado di Capitano, a Marsala, al comando di un
Gruppo di Artiglieria. Allo scoppio della Guerra verrà assegnato al
Comando del XII Corpo d’Armata, con le funzioni di Ufficiale addetto al
Generale Comandante. Durante il servizio ha ripetute occasioni
d’incontro con il Principe Ereditario Umberto di Savoia il quale gli
dimostra stima e simpatia. Avvenuto lo sbarco delle Forze Alleate in
Sicilia, nel 1943, viene inviato, con il ruolo di Ufficiale Osservatore
del Comando di Corpo d’Armata, sul fronte di Gela e si trova impegnato
nei furiosi combattimenti che ebbero luogo in quel settore,
distinguendosi ed ottenendo la proposta di concessione di una Medaglia
d’Argento al V. M. - sul campo - che, a seguito del volgere sfavorevole
degli eventi militari, non gli fu mai consegnata e che, a guerra finita,
inspiegabilmente, fu commutata in un Encomio Solenne. Tuttavia,
perverrà al grado di Colonnello, non comune livello per un Ufficiale di
Complemento. Lasciata la Sicilia, al seguito del XII Corpo d’Armata,
ha sempre più frequenti occasioni di incontri con Umberto di Savoia,
prima Luogotenente del Regno e poi Sovrano, e ne guadagna sempre di più
la considerazione sino a divenire l’uomo di fiducia di Casa Savoia per
il Meridione d’Italia. Ciò sino al giorno del Referendum
Istituzionale, momento in cui intercorse una drammatica, nobile e
significativa telefonata con il Re Umberto II, che gli rese noto il
proposito di lasciare immediatamente l’Italia. Filippo Aquila, caduta
la Casa Savoia alla quale da sempre era stato fedele, non volle mai
accettare incarichi politici o di qualunque altro genere, e si dedicò,
per il resto della sua lunga vita, alla famiglia ed al lavoro.
(dall'archivio biografico
del Comune di Palermo)
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Ruggero
Orlando |
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Ruggero Orlando, uomo distinto e di personalità
forte, figlio dell’illustre concittadino Luciano Orlando, fu storico
corrispondente da New York per la RAI, a cui la nostra
amministrazione ha conferito, poco prima della sua scomparsa
avvenuta il 18 Aprile 1994, la cittadinanza onoraria. A lui si riconosce di aver provveduto alla sistemazione della
sezione per le tombe gentilizie, onde evitare che qualche famiglia
ragguardevole si trovasse nel duro caso di dover deporre gli ultimi
avanzi dei suoi cari nelle fosse comuni (siamo nel 1881).
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Ugo Zingales |
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Poeta
nell’animo e nella sua prosa di valido scrittore, da tempo in prima
linea nella difesa dei valori puri della poesia e dell’arte. E’ nato nel 1926 a Santo Stefano di Camastra (Messina). Si occupa dal 1946 di giornalismo. Nel 1950 fonda e dirige il
“Cinema educativo popolare”. Negli anni successivi realizza alcuni
documentari didattici e assume la regia di lavori teatrali. Nel ’53
fonda e dirige il bollettino d’informazione “Rinnovamento”.
Dirigente sindacale, scrive per oltre quindici anni, per conto di
giornali e periodici sindacali, articoli e servizi su problemi del
lavoro in Sicilia, con particolare riferimento ai settori
agricoltura, industria e pesca. Dal 1960 si dedica al settore
culturale, promuovendo premi e concorsi artistici e letterari.
Eletto nel ’65 presidente dell’Associazione siciliana per le Lettere
e le Arti (ASLA), fonda la rivista “Quaderni dell’ASLA” e cinque collane editoriali. Nel ’67 istituisce
il Premio nazionale “Città di Palermo” per la poesia, fonda a
Palermo la prima edizione “Mostra nazionale d’Arte figurativa”
successivamente a carattere internazionale, fonda altresì il
“Concorso nazionale di Poesia dialettale siciliana”. Dà vita, nel
1972, ad un Corso di avviamento teatrale di Dizione e Fonetica; nel
1973 istituisce il Premio nazionale femminile di poesia “Euridice” e
nel 1975 fonda a Palermo la prima “Scuola di Danza classica dell’ASLA”
e corsi di studio e ricerca. Istituisce nel 1983 il Premio nazionale
per Opere teatrali inedite in lingua italiana e in dialetto
siciliano. E’ componente di giurie nazionali ed internazionali
d’arte figurativa, narrativa e poesia. E’ membro di organismi
culturali italiani e stranieri, collabora con giornali e riviste. La generosità lo ha sempre contraddistinto e di fatti dal 1992 ha
donato circa 20.000 volumi a biblioteche di tutta la Sicilia, tra
cui quella di Caronia. Cultore d’arte figurativa, ha donato oltre
200 opere di artisti italiani e stranieri per l’istituzione di nuove
gallerie e pinacoteche comunali d’arte contemporanea in alcuni
comuni della Sicilia a beneficio della collettività, tra questi
anche il comune di Caronia. Ugo Zingales è cittadino di Caronia d’adozione, paesino che gli è
tanto caro e carico di ricordi per avervi trascorso il periodo
giovanile. Accademico, editore, giornalista, pubblicista, sindacalista ha
partecipato con i braccianti agricoli negli anni 1947-1950 alle
lotte contadine per il riscatto delle terre incolte dei Nebrodi e
per l’approvazione della legge di riforma agraria in Sicilia.
Funzionario dell’ E.S.A. (Ente sviluppo agricolo) dal 1955 al 1991.
Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
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Il naufragio di
Costanza d'Altavilla |
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Il matrimonio di Costanza d'Altavilla con
Enrico di Svevia, miniatura tratta dal codice Chigi. |
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Nel cuore della frazione Marina, nel centro
della pittoresca insenatura, nel quartiere denominato per l'appunto
" Nunziatedda " è ubicata la chiesetta della S.S. Annunziata,
patrona della comunità che vi abita. Al visitatore appare oggi una
costruzione non proprio antica e di scarso interesse architettonico
e storico in quanto nell'immediato periodo seguente
l'ultima guerra mondiale, sul luogo dove fu abbattuta l'antica costruzione, venne
edificata, con i necessari ampliamenti, l'attuale chiesetta
pur sempre espressione di
grandissimo culto e devozione da parte dei pescatori del piccolo
borgo marinaro.
Le sue origini si collocano nella seconda
metà del XII secolo allorquando si racconta che la regina Costanza
d'Altavilla, madre del futuro
imperatore Federico II, scampata miracolosamente ad un naufragio
nei pressi della costa calactina, vi approdò salva e per ringraziare
la Madonna commissionò la realizzazione della piccola chiesetta
a Lei intitolata .
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Dopo la morte dei fratelli maggiori e del nipote
Guglielmo II, Costanza divenne l'ultima discendente della famiglia
Altavilla e l'unica erede legittima del regno di Sicilia e di Puglia.
Il 27 dicembre 1194, dopo nove anni di matrimonio
infecondo, quando Costanza d'Altavilla aveva già quarant'anni, nacque a
Jesi il tanto atteso primogenito Federico, che dal padre ereditò la
corona imperiale e dalla madre la corona di Sicilia.
Morto il marito nel 1197, Costanza assunse la reggenza
per il figlio, ma, sentendosi vicina alla morte, già l'anno successivo,
con grande intelligenza politica, pose il figlio di soli quattro anni
sotto la tutela del papa Innocenzo III. |
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i luoghi dell'anima |
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folletti e magie... |
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sussurri & silenzi |
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Bar Ciccia - 1950 |
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Le vicende
del grande condottiero siculo Ducezio, sono
state descritte in un essenziale racconto accompagnato dalle
immagini appositamente create dall’illustratore Totò Calì.
La forma del fumetto è stata scelta per dare un sapore di
levità alle vicende narrate. |
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Ducezio Re
dei Siculi
Romanzo
Valentino Dardanoni |
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Nel V sec. a. C. la Sicilia era in
forte crescita, tanto da contrastare le mire espansionistiche della
Grecia. L’epoca dei tiranni di Siracusa era tramontata e la democrazia
si affermava sull’esempio di Atene.
È in questo clima socio-politico che
il nobile Ducezio, di Mineo, concepisce il suo disegno di respingere
l’invasione greca e di costruire lo Stato dei Siculi, indipendente e
sovrano, ma aperto alle influenze culturali di tutti i popoli del
Mediterraneo. In questo romanzo viene ricostruita la sua vicenda e la
sua biografia ideale, dagli iniziali successi politici e militari (presa
di Etna e Motion, fondazione di Paliké e Kalé Akté) fino al malinconico
epilogo che, per l’Autore, continua ancora ai nostri giorni: “Ducezio è
morto… La luce si spense nel paese dei Siculi. Per sempre”. Conoscere
Ducezio, il più grande condottiero dei Siculi, può restituire ai
Siciliani il riflesso di quell’orgoglio e uno stimolo a operare in modo
che la speranza continui a fiorire in questa terra martoriata da mille
mali.
Valentino Dardanoni è
nato a Palermo, dove vive e lavora. Ha già pubblicato alcune raccolte di
racconti e questo è il suo primo romanzo |
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Enrico VI e Costanza, dal Liber ad honorem Augusti, Pietro da Eboli, 1196 |
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